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              MAURO GARGANO
              MO’ AVAST BAND

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https://maurogargano.bandcamp.com/album/mauro-gargano-moavast-bandSHOP.htmlshapeimage_1_link_0shapeimage_1_link_1
 

Jazzreview

Mauro Gargano double bass player and composer born in Bari (Italy) studied classical and jazz with Maurizio Quintavalle, Furio di Castri, and Christian Gentet then with Riccardo DelFra at the National Superior Conservatory of Paris where he won a first prize.

In 2009 Gargano recorded "Mò Avast"; the title coming from the Bari (Italy) dialect literally meaning: "Fight" The CD translates musically the author's compulsive need to go beyond schemes in art and life. Coldplay's clip of "God Put a Smile upon your Face" also inspired Gargano and particularly the broker consciousness rising upon meeting a barefoot man on the street.

This work features each band member by his own creativity and music personality. Alike the first Ornette Coleman and the late Coltrane's any strict harmonic structure features the work; the rhythm section made by Gargano/Moreau plays broken tempos throughout the whole record. Compositions are mostly by Gargano except for "God Put a Smile upon your Face" from the Coldplay and "Turkish Mambo" from Lennie Tristano; Bruno Angelini on acoustic piano appears on the healings "Mars" and "Apulia" this last a tribute to the Gargano's native land described by a very interesting and some dissonant solo from Angelini.

The front line Francesco Bearzatti - tenor saxophone and clarinet - and Stephane Mercier – alto saxophone – make the sound of the ensemble more powerful; on "God Put a Smile upon your Face” and "Orange" both the beautiful sound of Mercier on alto saxophone and the arrangements recall Ornette Coleman's The Shape of Jazz to Come.

"1903" shows a very lyrical solo from Francesco Bearzatti on clarinet whose solo perfectly fits to a contemporary project even playing like a certain brass sections into the Duke Ellington orchestra.

"Mo Avast" represents a courageous and even outrageous project from a musician who's constantly researching and developing his own language in music.

Achille Brunazzi- Jazzreview


(6/11/11)

jazzques.skynetblogs.be


MAURO GARGANO @MUSIC VILLAGE

Mauro Gargano est un contrebassiste très demandé à Paris. On le voit souvent aux côtés de Christophe Marguet, Franceso Bearzatti, Bruno Angelini, Pierre de Bethmann, Bertrand Lauer et autres. La dernière fois que je l’ai vu en Belgique, c’était avec le groupe de Giovanni Falzone, au PP Café, avec Luc Isenmann, Robin Verheyen et toujours Bruno Angelini.

Cette année, il a enfin formé son propre groupe, ou plutôt enregistré et publié son premier album en leader, car son groupe, il l’a formé voici… près de dix ans [...]

Lire la suite sur le blog de jazzques.

(10/12/11)

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MUSICA JAZZ

Zero clichés: ecco il segreto della Mo' Avast Band di Luca Civelli

Venerdi 2 dicembre, Sunset/Sunside [Sunside], Parigi

Quando tre pesi massimi del jazz contemporaneo suonano al piano di sopra, c’è la coda per andare a vederli e soprattutto paiono essere in gran forma, batterli diventa un’operazione assai complicata. In tale situazione si è ritrovato Mauro Gargano, capitano coraggioso, che ha dovuto a guidare il proprio quartetto “contro” un terzetto d’eccezione, composto da Aaron Goldberg, Reuben Rogers ed Eric Harland. A dire il vero non c’è stata alcuna sfida a distanza (figuriamoci: Gargano con Harland ci ha pure suonato), se non quella personale e ravvicinata con i brani di “Mo’ Avast Band” (di prossima uscita per l'etichetta [Note] Sonanti), che il contrabbassista ha ingaggiato al Sunside, piano basso del Sunset/Sunside.

Leggi il seguito sul sito di MUSICA JAZZ

(3/12/11)

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COOLCLUB.IT


"MO' AVAST", IL MANIFESTO MUSICALE DI MAURO GARGANO di Lori Albanese

Mo' avast: un concetto sintetico, ma piuttosto eloquente. Che cosa esprime e a chi o cosa è diretto?
Esprime urgenza e voglia di cambiare le cose. Il punto di vista è sicuramente artistico, ma anche politico, e in una certa maniera riflette anche esperienze personali. Il tema del cd è la presa di coscienza che anima il cambiamento. Quel cambiamento che ci porta a "fare, creare, cercare, cambiare" molte cose nella propria vita o nel proprio processo creativo. Quel travagliato processo di presa di coscienza in cui è evidente un tema politico latente, che cerca la reazione alla politica del berlusconismo (e non solo) che ci ha intossicato per anni. Mentre il mio progetto precedente, "The Three Moons" [i Trimoni, ndr] condiviso con Gaetano Partipilo, vagheggiava un incosciente viaggio immaginario in Apecar con partenza dalla Puglia direzione Parigi, sfuggendo alla realtà di una politica italiana sclerotizzata dal disimpegno politico, questo nuovo progetto stimola una presa di coscienza combattiva. Il termine "Mo' Avast" [Ora basta! in dialetto barese] è una formuletta che esprime per me perfettamente questa urgenza comunicativa, artistica e politica. Per incredibile coincidenza, nel momento in cui abbiamo presentato il cd in Francia, Berlusconi si è dimesso... sarà stato un caso?!

In che modo quest'insofferenza si manifesta nella musica del disco?
Ho avuto la fortuna di incontrare dei musicisti veramente abitati dal tarlo dell'imprevedibilità improvvisativa. Credo che l'insofferenza di un musicista all'ovvio si manifesta soprattutto in quello: la voglia di stupire e stupirsi cercando di mettersi in gioco ogni volta.

Come hai incontrato i musicisti che suonano in questo disco, e come sono nati i brani?
Il nostro primo incontro risale al 2004, quando presentavo il mio progetto personale per gli esami del diploma al Conservatoire National Superior de Musique de Paris. Si è creata fra di noi un'empatia musicale e umana indimenticabile che mi ha convinto sin dall'inizio sul fatto che dovessimo fare qualcosa insieme.

La metà delle composizioni sono nate durante gli anni del conservatorio, che è stato un crocevia stimolante fra musica contemporanea, rock, jazz, classica ed etnica. Ho cercato di filtrare le mie esperienze musicali senza pormi l'obbiettivo di rientrare in uno stile preciso o di seguire le mode.  Il jazz per me è infatti  uno spirito interpretativo, non un genere o uno stile. Sono musicalmente onnivoro, e al contrario di quello che si dice in generale, cioè che esista le bella e la cattiva musica, io penso che esista solo la musica che piace. E ascolto veramente di tutto, l'unica cosa che mi interessa è che sia spontanea e mi faccia vibrare.

Oltre alle tue composizioni originali e a un brano di Lennie Tristano, nell'album c'è la cover di "God Put a Smile Upon Your Face" dei Coldplay. Quali sono le influenze musicali che hai riversato in questo lavoro e quali quelle che, più in generale, si trovano nella tua musica?

Il brano dei Coldplay è stata una scelta per me obbligata, in quanto affronta il tema della presa di coscienza e del cambiamento. Conoscevo bene l'album dei Coldplay in cui era contenuto questo brano ["A Rush of Blood to the Head", ndr] e mi piaceva molto. Ho deciso di suonarlo dopo averne visionato il video originale: un broker della City londinese mentre va al lavoro incontra un misterioso uomo scalzo che cambia la percezione che lui ha di se stesso e della realtà. Tutto sarà diverso per lui, e a partire da quel momento incomincerà a scomparire, raggiungendo forse uno stato percettivo nuovo. Alejandro Jodorosky la chiamerebbe "immaginazione attiva", l'evoluzione a uno stato di coscienza superiore al nostro che ci permette una comprensione più ampia della realtà che ci circonda. Se devo poi citare influenze musicali dirette riguardanti questo disco potrei dire: il rock, le colonne sonore, il jazz classico e moderno, il folklore scandinavo, la musica contemporanea, la canzone italiana..

Leggi il seguito sul sito di COOLCLUB


(20/12/11)

JAZZMAGAZINE

Omniprésent sur la scène française ce contrebassiste italien sort le prèmiere CD de son Mo’ Avast Band, de le dévolier le 2 dècembre au Sunset [...].

Lire la suite de l’article de Lionel Eskenazi et Lorraine Soliman (1/12/11)

BLOG DE CHOC


[...] l’aspect chantant et mélodique des compositions de Mauro dont la contrebasse ronde et inventive structure la musique, l’encadre souplement [...]

Lire la suite de l’article de Pierre De Chocqueuse sur Blog de Choc


(10/1/12)

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Stefano Jacoviello


Mo’ avàst


Negli ultimi anni, il jazz europeo sembra aver finalmente superato la fase in cui il desiderio di costruire un’identità propria lo aveva portato a sviluppare scuole nazionali, o “di area”: mentre sul nuovo mercato globale imperversava la world music, il linguaggio dei jazzisti europei si ancorava alle diverse musiche tradizionali per rivendicare una autentica originalità. Oggi che anche il jazz prodotto negli Usa è sempre meno “americano”, i suoni improvvisati ai due lati dell’Atlantico possono appartenere ad un comune universo musicale in cui vivere e dare luogo a trasformazioni interessanti.

La solida formazione dei musicisti messa alla prova dagli incontri sul palco permette al repertorio di trasformarsi in memoria condivisa su cui riflettere e in cui percorrere sentieri imprevisti: il jazz si offre ai suoi ascoltatori come una superficie compatta ma trasparente, che lascia indagare i fondali e quelle correnti profonde che sono ancora alla radice dell’inquietudine che spinge questa musica a rispondere tanto alle urgenze espressive quanto agli impulsi della ricerca di nuovi linguaggi.

Così l’ensemble guidato da Mauro Gargano porta dietro di sé la memoria storica di Ornette Coleman, Don Cherry, Archie Shepp e Albert Ayler, insieme a quella della stagione del cool e dei suoi epigoni. Tuttavia, mentre i discepoli di Tristano si muovevano su schemi armonici consueti e riconoscibili che, pur rielaborati, facevano leva sull’abitudine dell’ascoltatore, qui le voci sono costantemente occupate a costruire tensioni inattese in un gioco in cui le regole si stabiliscono e si riformulano di continuo: una musica in cui ognuno ha i suoi ruoli e doveri fondamentali ma l’equilibrio dipende egualmente da ciascuno. Le architetture dei soli che scandagliano il silenzio mostrano la fatica del costruire insieme.

L’armonia si trasforma in polifonia: nella musica di Mo’ avàst, in cui gli stessi echi del free appaiono storicizzati e ascrivibili a un “repertorio”, la meccanica del jazz cambia e le voci si muovono con la vigile responsabilità di un contrappunto. Non c’è mai accompagnamento, neanche quando alle quattro voci – che comprendono a pieno titolo la batteria – si aggiunge il pianoforte. Seguendo questi principi, le sovraincisioni avanguardistiche di “Turkish mambo” si liberano nei suoni delle diverse voci. Così il cristallo “filosofico” di Tristano, riflessione sul tempo, sulla ripetizione, sulle possibilità timbriche del pianoforte, acquisisce un corpo sonoro nuovo e una nuova sensualità. Lo spirito rivoluzionario di quelle linee incrocia gli accenti del rock di cui Bearzatti si è fatto interprete e traduttore.

Scorrendo i brani del disco, anche laddove si fanno espliciti i richiami all’attualità musicale newyorkese, dalla superficie della musica emerge una cantabilità tutta italiana. Ciò proviene dalle tensioni e le intenzioni del melodramma, filtrate però dalla musica bandistica pugliese: una tradizione che Gargano raccoglie non per farne una replica o un adattamento moderno.

Come aveva fatto altrove Nino Rota, in “1903” Gargano rielabora un patrimonio musicale che è anche sentimentale, per liberare definitivamente le radici dal folklore e lasciare che si ascolti la loro natura più intima: quella di una voce contemporanea.

Nella musica di Gargano non c’è rivendicazione identitaria e nemmeno nostalgia, nonostante uno dei suoi titoli reciti un “Respiro del passato”. Quello di Gargano è un Sud trasfigurato, rivelato in una sua identità lontana dai cliché, dalle maschere abusate. Un Sud che lascia scoprire le sue passioni nella nudità astratta del fraseggio del clarinetto.

Lo stesso trattamento è riservato a tutti gli ingredienti che provengono da mondi sonori lontani dalla matrice jazzistica: il suono della mbira che affiora dalle corde del contrabbasso in “Rootz” insieme ai gesti tipici di una vocalità africana; i moduli armonici della tradizione nordeuropea che fanno capolino nelle cadenze modali di “Östersund” come il ritmo mediterraneo di “Apulia”.

Riconoscere questi ingredienti è facile, ma è impossibile identificarli singolarmente, in un’ottica che è molto lontana dagli ibridi postmodernisti degli ultimi anni di world music.Come le voci della polifonia, anche gli elementi delle diverse culture musicali entrano nel tessuto di interdipendenze e fondano una proposta artistica coerente, espressa in un linguaggio che lascia indietro la complessità della sua costruzione per mostrarsi come lingua aperta all’intervento di tutti. Una lingua nuova che racconta oggi storie del passato, parlando al presente.

Mo’ avast sono parole chiare, dette ad alta voce. Possono essere il segno per una rivoluzione da cominciare. Più adatto alle forme normalizzate della società dell’Europa contemporanea, piuttosto che sobillare con slogan politici e parole d’ordine, il messaggio rivoluzionario di Gargano mira al cuore dei suoi ascoltatori, tentando di aprirne la sensibilità alle trasformazioni quotidiane che circondano ciascuno di noi. Mo’ avàst! Da domani si cambia.


Stefano Jacoviello

Università degli Studi di Siena

Dipartimento di Scienze della Comunicazione

(1/12/11)


Lire l’article en français (traduction de Gabriele Natilla)



Citizen Jazz rencontre Mauro Gargano  >> 

CITIZEN JAZZ

[...] On sent instinctivement que certains albums nous accompagneront longtemps. Mo’Avast, source de plaisir qui semble ne jamais vouloir se tarir, en fait indubitablement partie. On y revient avec un enthousiasme intact goûter la musicalité conjuguée de cinq artistes qui savent, entre eux et avec nous, placer la musique sous le signe du partage. (16/1/12)

Lire la suite de l’article de Olivier Acosta

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IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO


[...] Ed effettivamente, Mo’ avast band, già disco «Révélation» per Jazz Magazine, reca tutti i segni di una foga comunicativa che Gargano esprime con un suono graffiante e diretto. Con lui, Francesco Bearzatti, miglior musicista europeo del 2011 per l’Académie du Jazz Français (qui suona il sax tenore e il clarinetto), Stéphane Mercier (sax alto) e Fabrice Moreau (batteria). Insomma, un quartetto pianoless, al quale in un paio di tracce (Mars e Apulia) si aggiunge al pianoforte Bruno Angelini, per un disco che mostra, una volta di più, l’orientamento onnivoro del band leader, autore di otto dei dieci brani, binari di un ottovolante sul quale si possono incontrare il rock, la musica classica e contemporanea e, ancora, influenze world e della musica da film, oltre al jazz, naturalmente (la lezione sul «collettivo» e l’improvvisazione di Charles Mingus, e non solo, traspare fortissima insieme col magistero del free).

Leggi il seguito dell’articolo di Francesco Mazzotto sul Corriere del Mezzogiorno

(23/1/12)

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO


MO’ AVAST, IL JAZZ BARESE A PARIGI

[...] Il talento onnivoro del musicista barese, che del jazz mutua l’apertura a tutti i linguaggi, passando per la strada di una libertà espressiva figlia di certo free, ma anche dei workshop mingusiani [...].

Leggi il seguito dell’articolo di Ugo Sbisà


(3/2/12)

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ALL ABOUT JAZZ


MAURO GARGANO E IL QUESTIONARIO DI PROUST

Il tratto principale della mia musica

La spontaneità. Detesto che la mia musica suoni troppo leccata, provata, o architettata in maniera troppo rigida. La spirito che anima la musica per me è molto importante, e deve essere lo spirito del momento.

La qualità che desidero nei musicisti che suonano con me
Sicuramente la capacità di ascoltare ed interagire. E poi lo humour, la personalità, e la capacità di poter giocare con gli idiomi del jazz. Da quello del 1920 fino a quello del 2012, senza barriere di sorta o cliché [...]

(7/3/12)

Leggi il seguito dell’intervista di Paolo Peviani

FRANCE TV - CULTURE BOX


MAURO GARGANO, UN ALBUM JAZZ TONIFIANT ET UN BEL HOMMAGE A’ COLDPLAY

Très sollicité dans le milieu du jazz, le contrebassiste italien, installé à Paris depuis 1998, a sorti son premier album en tant que leader, "Mo'Avast", à la tête de son quartet éponyme. Enregistré par un groupe d'exception, ce disque plein de tempérament et de spontanéité renferme neuf compositions et deux reprises, dont le tube de Coldplay "Got put a smile upon your face". Mauro Gargano se produit samedi soir à Paris, à l'Improviste. Nous l'avons rencontré [...]

(28/3/12)

Lire la suite  de l’article de Annie Yanbékian sur France TV

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CULTURE JAZZ


Un disque comme on les aime : construit, authentique, porté de bout en bout par un vrai plaisir du jeu collectif. S'il s'agissait d'un 30cm vinyle, on dirait que la face A (5 plages) est en quartet et la face B en quintet puisque la seconde moitié du disque est marquée par la présence (et quelle présence !) du pianiste Bruno Angelini.

Toujours très joueur et frondeur, Francesco Bearzatti dialogue avec l'altiste Stéphane Mercier qui répond sans se laisser démonter et avec un caractère affirmé.

Autant dire que cette équipe joue sans se ménager, sous la conduite de Mauro Gargano, leader dont l'efficacité et la sensibilité ne sont plus à démontrer. Fabrice Moreau booste l'ensemble avec un jeu de batterie plein d'énergie.

Oui, vraiment, ce disque honore le jazz avec respect et inventivité.

Thierri Giard par Culture Jazz

JAZZ ITALIA

[...] Con questo disco Mauro Gargano dimostra di possedere le qualità adatte per imporre la sua voce strumentale, la sua proposta, nel panorama continentale, grazie alla capacità di compositore e all'abilità nel saper scegliere partners adeguati, mettendoli in condizione di offrire un contributo competente alla sua musica.

Leggi il seguito dell’articolo di Gianni Montano


(25/6/12)

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JAZZ PARIS CANAL BLOG

[...] C'est donc un quartet particulièrement bien équilibré, balancé diraient les anglophones.
Le jazz délivré est un jazz de plaisirs immédiats et d'exigences. Il renoue, en effet, avec des  segments mélodistes qui imprègnent nos circonvolutions cérébrales, qui puisent leurs couleurs dans les cultures européennes. Mais c'est aussi un jazz faisant savourer les rugosités des matières sonores, la dextérité et la liberté des discours. [...]

Lire la suite  de l’article de Guy Sitruk sur Jazzaparis.canalblog

ÇA VA JAZZER-LIBERATION

[...] Prestations conclues en beauté par la soirée du 24 novembre. Ovation d'une salle enchantée par la double affiche Mauro Gargano Band/Nicolas Folmer § Daniel Humair Project. De surcroît m'a frappé la concentration du public. Les gens écoutent, laissent finir les solos, attendent le moment opportun pour applaudir, réservent les manifestations de joie après les chorus marquants. Pendant le premier set, succès des développements de walking bass signés Mauro Gargano (quels beaux thèmes) et au piano des inspirations originales de Bruno Angelini [...]

Lire l’article de Bruno Pfeiffer sur Liberation

(1/12/12)

jazzques.skynetblogs.be - MAURO GARGANO AU SOUNDS

[...] L’énergie - et la façon de la canaliser - sont les grandes forces de ce groupe. Ajoutez à cela la connivence sans faille entre les différents musiciens et… une petite pointe de folie - qui permet toutes les audaces et renforce la cohésion - et vous obtenez sans doute l’un des meilleurs groupes de jazz français actuel.

Bref, on attend la suite des aventures avec impatience.

Lire la suite sur le blog de jazzques.

(28/11/12)

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